fa più paura pensare a quanto possa essere alto che provare a saltare.
(a te*)
disordinata (anche nelle idee)
permalosa e polemica (poi passa)
moleskiniana (style)
(a volte) accetto caramelle dalle stelle.
[..]Abbassa gli occhi e aspetta il treno sulla linea gialla. Io lì non ci potrei mai stare, perché cadrei di sotto. Lei è abbastanza pesante per farsi tenere dal vento che le smuove solo i capelli lisci. Nervosa, si tiene la borsa sulla spalla; non sa dove guardare, perché se alzasse gli occhi, dovrebbe poggiarli su di me e non potrebbe farne a meno.
Non ce la fa.
Non-ce-la-fa.Ed io lo so che è così. Perché sono lì, a tormentarla. A darle comprensione. Quella che può sognare solo di notte. E a tormentarla di nuovo, le sussurro le mie risate sghembe, come un’ossiessione viscerale.
Non è bella, nemmeno io lo sono.
Non potrei mai stare lì dentro, con tutto quello spazio attorno.
E nemmeno qui dentro, che è troppo per me.Non siamo uguali.
Siamo allo specchio.
leggi tutto.
puoi non crederlo ma ci sono sere in cui è medicale tornare bambini.
(dei bambini-grandi che si truccano, ridono, raccontano barzellette di cui non ricordano bene la trama ma solo il finale e fanno ridere solo chi le sta raccontando, si passano il vino e non guardano l’orologio ne quanto è venuto nero fuori)
Strofa IV: di orsi e decupage
A volte sei tu che mangi l’orso e a volte è l’orso che mangia te.
Non fa una piega. Lo Straniero de Il Grande Lebowski ha sempre ragione. Soprattutto quando all’orizzonte si addensano nuvoloni neri come la pece e Giove scaglia i suoi fulmini e il mio pacifico stile di vita lascia il posto a mimetica e anfibi.
Cerco sempre di sorprendere l’orso e azzannarlo per prima. Gioco d’anticipo.
— esserelì