a me (mi) piace.
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(a volte) accetto caramelle dalle stelle.
irene [punto] zorzin [chiocciola] gmail [punto] com
[di nodi e di pettini]
depongo le armi. è tempo di raccogliere le idee e fare una lista comesideve delle cose/persone per cui valelapenadi.
non ho più modo ne tanta voglia di star dietro agli altri, organizzare, far trovare loro la serata/giornata/pappa pronta, chiamare, metter d’accordo, accontentare.
non è cambiato molto rispetto al passato, chi dava sono sempre quelli, chi rimane in attesa che tantoèlostesso(basta-che-non-mi-chiedi-d’impegnarmi-e-mi-fai-trovare-tutto-bèllo-che-fatto) anche.
la novità è che sono cambiata io.
mi sono sempre data per scontata mettendomi a servizio, perchè mi piaceva l’idea di organizzare per me e per gli altri. l’idea di esserci e stare assieme.
lo so che quando si fanno queste cose non ci si deve mai aspettare il contraccambio e così è stato. fare per il semplice piacere di.
è solo che possono cambiare le visioni d’insieme e le priorità, può cambiare il modo che ho sempre avuto di considerare certi comportamenti altrui e non andarmi più bene.
il dottore mi ha detto che una punta di egoismo ci vuole.
(etivengoacercare)
i rapporti a volte si logorano e te non lo vedi subito ne lo scegli. lo senti dalla pancia prima. altri invece non si ha il coraggio di chiuderli perchè la solitudine fa paura forse, o perchè la sensazione che tutto quello che c’era non si replicherà più insieme ti toglie il respiro.
è difficile capire quando dire basta e iniziare ad affrontare il nuovo vuoto che hai davanti, specie se ami.
è altrettanto complicato e doloroso iniziare a combattere per recuperare.
però le cose se si cercano insieme si trovano prima. anche le soluzioni.
lo auguro di cuore a *mia sorella*.
estate d’inverno
-mi sono misurata e mi sono trovata disarmonica rispetto agli standard
-oggi c’è chi farà ciaociao dopo averci ridotti in ginocchio
-in settimana,forse l’altra, arriverà un vestito con dei fagiani stampati sopra (che dire LOL è dire poco, ‘nevvero ale?)
-non pensavo ma lo smalto marron glacé della mavala è divino
-ho davvero provato su di me gli effetti destabilizzanti e ribollenti della luna piena fattasi nel giorno dell’estate di san martino, coincidente con l’11/11/11 (numero palindromo e Maestro assieme) e con il patrono di dovelavoroio (una combine che a pensarci è damaldetesta)
-stamattina ho rifatto, dopo anni, i compiti per casa d’inglese, sul bancone in cucina, in piagiama (della serie non sembra passato un giorno dall’ultima volta che)
-stasera esco e vado a mangiare all you can eat style al biologico con tanta di quella bella gente che adoro e che non vedo l’ora
-il lavoro: complicato, incasinato, ansiogeno, triste (a volte) e demoralizzante (altre volte), in tutto questo però il lato bello è l’aver scoperto che persone vicine di scrivania (che mai avrei pensato) tifano per me e mi regalano la coppabianca e i boeri oltre ad e-mail di una riga che mi commuovono.
e insomma, ben arrivata estate d’inverno. ho già i rayban sul naso.
“Il bacio della luna” - Modi per trovare le due teste
È plenilunio. Prendete un binoccolo, e dato uno sguardo a codesto disegno della luna, andate accomodando all’occhio vostro le lenti col girare le canne, e poi fatevi a considerare il vero disco nel cielo.
Chi è miope, abbia un binoccolo da campagna. Un cannocchiale astronomico guasterebbe ogni cosa, dissolvendo le macchie in un bucherato di crateri e sferici valloni.
Dividendo egualmente il tondo della luna dall’alto in basso, voi senza grande lavorio della fantasia, coglierete nel mezzo campo alla vostra diritta il vasto profilo della testa capelluta dell’uomo, rivolto a sinistra; il suo collo possente, parte del gran petto e sovresso quella lucentissima stella. Il tutto tiene e riempie mezza la luna a destra. All’opposto semicerchio rileverete la rotonda testina della donna, ricoperta per metà dal profilo dell’altro. Essa è di faccia, un po’ inclinata, perduta in un mar di capelli. Di lei si scorge l’occhio, la guancia e un filo de’ labbri avvicinati ai labbri di lui.
Secondo stagione, secondo le condizioni atmosferiche, secondo le ore, secondo le posizioni lunari, le fasi, la librazione, la latitudine del luogo di osservazione, l’altichiomata testa virile, parrà più o meno piegata o rivolta all’insù; ond’anche la sua compagna necessariamente la seguirà; venendo ad esserle in apparenza o alquanto più sottoposta, o più soprastante. I pleniluni più belli sono quelli d’estate.
Il più glorioso, quello d’agosto. I meno artistici, d’inverno. Il momento più propizio al riguardare, e quando la luna sorge grande e vaporosa dall’orizzonte; specialmente quando la sua aurora è dal mare; ovvero se è velata da lievissime nuvole, siccome da un alito che appanna il suo terso argento; o quando la luna già altissima in pieno cielo, splende di tutta una luce armoniosamente diffusa.
Quanto all’atteggiamento più o meno leggiadro, cioè alla posizione naturale delle due forme umane, s’intende in prima sera: chè coll’avanzar della notte esse si van correggendo. E ciò fino sulla mezzanotte. Poi, i due capi si arrovesciano di più, segnando altre figure come dirò nella penultima parte. Qui trattasi degli abbellimenti nel contorno a diritta, che nelle notti di qualche lunazione mancano a compiere l’ornamento del quadro e lo lasciano imperfetto e più povero.
Nei mesi poi che la luna si fa intera ancora di giorno, onde sembra più aerea, quasi intagliata, e pare che l’etere celeste la trapassi in molte sue parti, perduta la sua materialità pare un cerulo spiro, una velatura che si va ritirando nel fondo azzurro del firmamento, il disegno così sfumato è stupendo, è ridente di serenità e d’amore.
Che dirò se la luna diurna nelle prime ore pomeridiane, più visibilmente viene indorata dal sole? Cosa eterea; i volti, un ineffabile sorriso e la donna ancora più bellissima donna.
Il più perfetto riguardo, ripeto, è soltanto nel punto del plenilunio, in cui dessa è tutta compita. Però le due sembianze - meno finite o scemate - si ponno conoscere anche tre dì prima del colmo, e tre dì dopo; cioè nel quarto crescente e nel primo decrescente.
In altri termini: le due teste si possono scorgere – imperfette sì – tre giorni innanzi e tre appresso il plenilunio. Ed il mirabile di questo quadro è che la luna, per lo suo cammino ellittico ond’è perigea ed apogea, in tanti cambiamenti e spostamenti, trovandosi avere diversamente i raggi del sole che in ore si varie la guarda nelle sue valli e montagne, e cavità, e seni, – tutte formazioni di molteplice struttura, perciò riflettenti in modo diseguale luce ed ombra – ed anche osservata da punti della terra tra loro lontani, donde gli osservatori devono vedere altrimenti le mutabili apparenze del disco; nonostante quelle perturbazioni e librazioni sue, ottiche e reali, non ostante il movimento di rotazione, sebbene lento, della luna che anzi pare fatto apposta acciò il pianeta ci presenti sempre la medesima faccia, non ostante, dico, tutti questi rivolgimenti, pure non manca mai di estrema evidenza l’impronta delle due teste indelebilmente connaturate.
Nel progredire della vita del satellite v’hanno sempre novità negli accessorj suoi chiari o meno chiari, cioè nelle macchie, le quali si rivelano diversamente da notte a notte, ovvero scompajono. Così nell’ultima sua età ha un filo di luce attorno il disco, massime alla parte sinistra; in altra fase no.
Talora v’è una macchia ovata là sopra, a diritta dentro della sfera dietro il vortice del capo dell’uomo; in altro tempo l’ovolo come un gocciolone allungato per cadere, se n’è ito fuori; ossia è dietro, s’è occultato con quell’orlo che più non vediamo. Ora tutto il campo sembra più diafano, ora meno.
Il gruppo che io descrivo è, ripeto, perfetto nella luna agostina che, quanto a nitidore, è recata come più bella delle altre undici anche nelle espressioni popolari; in questo mese l’atteggiamento è artistico al sommo: perchè gli è più l’atto del dare e ricevere il bacio, che non quando le teste stanno tranquillamente diritte.
Però sempre voi le troverete a prima vista e dovrete esclamare: e pur ci sono!
(Filippo Zamboni, 1912)
il punto in cui steve fa ieieieieieieiei ieeeeeee in “I dont’t want miss a thing”
il vino novello aperto prima del 6 di novembre (il motivo c’è se è meglio di no)
trovarsi ad occupare le posizioni opposte del letto rispetto a quando si è spenta la luce
il sole e le foglie gialle
fermarsi tornando su una curva per scendere e salutare il verde e il marrone
mangiare la zuppa di funghi in una ciotola fatta di pane (e mangiare anche la ciotola)
il primo vin brulè dell’autunno/inverno 2011
non avere i soldi nemmeno per un cafè all’autogrill
la nostra idea d’arredamento vintage misto garage
provare tutti i cappelli e non prenderne nessuno
ritrovare i centomila motivi per cui io amo questa terra e queste persone e poterle riamare ancora di più, dividendo quello che mi regalano.


